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La pancia del lenone Cappadoce (Plauto, Curc. 216-250)

DEM202082688216

Renata Raccanelli


Abstract 

In vv. 216-250 of Plautus’ Curculio, the procurer Cappadox is the object of ruthless mocking by the slave Palinurus. In the passage, critics have underlined and brilliantly solved various complex interpretative issues in part, but some opacity remains in vv. 240-243, and more precisely in the culminating moment of the teasing, where scholars still betray a certain degree of exegetical uneasiness although they reject invasive interventions like the speculations that have been proposed in the past. After framing the development of the criticism regarding the passage, the article offers a new overall hypothesis on how to read it by contextualising it in relation to the constant features of the imagery underlying the slave’s joke in light of Latin gastronomic vocabulary (salsura) and upon comparison with pertinent loci paralleli.


Ai vv. 216-250 del Curculio plautino il lenone Cappadoce è oggetto di una spietata canzonatura da parte del servo Palinuro. Nel passo la critica ha evidenziato e in parte brillantemente risolto vari nodi interpretativi complessi, ma qualche opacità permane ai vv. 240-243, nel momento culminante del motteggio, dove tuttora gli studiosi, se pure respingono interventi invasivi come le congetture proposte in passato, spesso tradiscono un certo disagio esegetico. Inquadrata la storia della questione critica relativa al passo, l’articolo offre una ipotesi di lettura complessiva, contestualizzando la battuta rispetto alle costanti dell’immaginario plautino sotteso alla burla del servo, alla luce del lessico gastronomico latino (salsura) e del confronto con loci paralleli pertinenti. 


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