DEM20261486514296
Laura Carrara, Chiara Fondati, Andrea Francesca Generoso, Giulia Bartolini
Abstract
The discovery of P. Phil. Nec. 23↑ (3rd or 4th AD) in ancient Philadelphia has significantly advanced our knowledge of two Euripidean tragedies lost in the manuscript tradition, Ino and Polyidus. This article offers the first full Italian translation of the extensive portion of Polyidus (sixty iambic trimeters), which was developed in the occasion of its staging at the Teatro
Olimpico in Vicenza in November 2024. Furthermore, the paper re-examines the placement of the artifact within the child burial where it was unearthed, exploring its possible symbolic and funerary value connected to the themes of premature death and rebirth. The meaning of the marginal signs (paragraphoi, forked paragraphoi, diagonal lines) is also reassessed in relation
to the three current main hypotheses regarding the artifact’s original function (gnomological, rhetorical, histrionic). The article’s main contribution lies in a new dialogic arrangement of the ten verses of Polyidus preserved in the first column. Departing from the scholarly consensus – which views this passage as yet another dialogue between the seer Polyidus and the Cretan king
Minos – this article highlights the feminine vocative déspoina (line i.47), restoring a dramatic role to queen Pasiphae in the debate over wealth and funerary honors. Finally, the appendix offers a new reading of line ii.45, linking it to the controversial descent of Minos from Zeus, and identifies ek tēs tekousēs in line ii.46 as a reference to Europa, Minos’ mother, rather than to Pasifae.
Il ritrovamento di P. Phil. Nec. 23↑ (III o IV sec. d.C.) nell’antica Filadelfia ha accresciuto notevolmente la conoscenza di due tragedie euripidee perdute in tradizione manoscritta, la Ino e il Poliido. Il presente articolo offre la prima traduzione italiana completa dell’estesa porzione del Poliido (sessanta trimetri giambici), approntata in occasione della messa in scena al Teatro
Olimpico di Vicenza nel novembre 2024. Inoltre, l’articolo riesamina il posizionamento del manufatto nella sepoltura infantile in cui è stato rinvenuto, approfondendone il possibile valore simbolico e funerario legato ai temi della morte prematura e della rinascita. Si ridiscute, poi, il corredo dei segni marginali (paragraphoi, forked paragraphoi, tratti diagonali) anche in
rapporto alle tre principali ipotesi correnti sulla funzione originaria del reperto (gnomologica, retorica, istrionica). Il principale contributo di novità dell’articolo risiede nella proposta di risistemazione dialogica dei dieci versi del Poliido conservati nella prima colonna. Distanziandosi dall’opinione critica dominante, che vede anche qui l’indovino Poliido dialogare con il re di Creta Minosse, l’articolo valorizza il vocativo femminile déspoina (al rigo i.47), restituendo voce e dignità drammatica alla regina Pasifae nel dibattito su ricchezza e onori funebri. Infine, l’appendice rilegge il rigo ii.45, collegandolo alla controversa discendenza di Minosse da Zeus, e individua in ek tēs tekousēs del rigo ii.46 un riferimento a Europa, la madre di Minosse, anziché a Pasifae.
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