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Filemone, fr. 102 K.-A. e la reviviscenza tragica di una metafora mitica

DEM20261471114296

Virginia Mastellari


Abstract

The paper argues that the mention of Niobe turned into stone in Philemon fr. 102 K.-A. is not merely a reference to the myth, but an allusion to Aeschylus’ famous Niobe. After presenting and discussing the comic fragment, it considers the popularity of the Niobe myth and the reasons why Aeschylus’ Niobe was already particularly significant in antiquity, mainly owing to the dramatist’s choice to represent Niobe as silent until an advanced stage of the performance. Niobe’s silence is not attested in other literary or mythographical sources. The rationalization of Niobe’s metamorphosis in Philemon’s fragment is then examined, with particular emphasis on the fact that it focuses precisely on the woman’s silence, whereas versions proposed by other authors refer to different aspects (linguistic misunderstandings, immobility, insensibility). Finally, a brief metalinguistic survey of the association between stone and silence shows that this association was neither the only possible nor the most expected one in Greek.


Il contributo sostiene che la menzione di Niobe trasformata in pietra in Filemone, fr. 102 K.-A., non costituisca un mero riferimento al mito, ma un’allusione alla celebre Niobe di Eschilo. Dopo aver presentato e discusso il frammento comico, vengono considerate la fortuna del mito di Niobe e le ragioni per cui la Niobe di Eschilo assunse particolare rilievo già nell’antichità, soprattutto per la scelta del tragediografo di rappresentare Niobe in silenzio fino a una fase avanzata del dramma. Il silenzio di Niobe non è attestato in altre fonti letterarie o mitografiche. Viene quindi esaminata la razionalizzazione della metamorfosi di Niobe nel frammento di Filemone, sottolineando come essa si concentri precisamente sul silenzio della donna, mentre altre versioni fanno riferimento ad aspetti differenti (fraintendimenti linguistici, immobilità, insensibilità). Infine, una breve indagine metalinguistica sull’associazione tra pietra e silenzio mostra come tale nesso non fosse né l’unico possibile né il più prevedibile in greco.

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