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“Adporto vobis Plautum”

I “MENAECHMI” FRA APPARATO CRITICO E APPARATO SCENICO

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Giorgia Bandini, Roberto Mario Danese


Abstract 

Il teatro di Plauto era un teatro in cui la parola prendeva vita in un sistema perfomativo di maschere, di musica e di azione scenica. Tradurlo oggi per la scena significa anche e soprattutto adattarlo al linguaggio mostrativo del teatro contemporaneo. Da questo punto di vista è necessario che il filologo collabori attivamente con i professionisti del teatro per costruire una mise en scène che rispetti il testo originale, ma che sia accessibile anche al pubblico contemporaneo. In questo lavoro analizziamo i risultati della collaborazione fra lo studioso che sta allestendo un’edizione critica dei Menaechmi e una compagnia teatrale che ha scelto di rappresentare questa commedia utilizzando il linguaggio scenico della Commedia dell’Arte. Ne è risultato uno spettacolo dove il testo di Plauto torna ad essere teatro vero fatto appunto di maschere, musica e azione scenica, senza perdere di vista le coordinate fondamentali dell’arte del Sarsinate. 


In Plautus’ theatre, words were literally brought to life in a performative system of masks, music and stage action. Attempting to translate that theatre for scenic purposes in modern times means first of all adapting it to the language of ‘monstration’ in contemporary theatre. Therefore, philologists must cooperate with theatre professionals in order to create a mise en scène dutifully respectful of the original text, but also approachable for a contemporary audience. This work aims to analyse the results of the collaboration between a scholar who is creating a critical edition of Menaechmi and an acting company that has chosen to perform this comedy using the language of Commedia dell’Arte. The result was a play where Plautus’ text becomes once again “real” theatre, with its masks, music and scenic choreography, without losing the basic features of the poet from Sarsina.



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