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Dionysus ex Machina

pubblicato il: 24 Marzo 2015
categoria: recensioni libri
Luigi Spina

Giovanni Cupaiuolo, "L'ombra lunga di Terenzio"

Paolo Loffredo Iniziative Editoriali, Napoli-Catania 2014, pp. 164.

Giovanni Cupaiuolo sceglie la metafora dell’ombra per intitolare il suo volume sulla fortuna di Terenzio. Organizza in quattro capitoli il frutto di una approfondita ricerca su un autore frequentato da lungo tempo, sottoposta a un processo di rielaborazione e confronto in occasione di convegni e seminari. Ricezione di Terenzio, dunque, a partire dai tempi a lui più vicini fino a una (inattesa, forse) presenza nel cinema. L’ombra si allunga nel tempo come nello spazio, in ragione del rapporto, potremmo dire, fra l’ ombreggiato e la fonte di luce. Perché l’ombra esista occorre una presenza concreta, anche se i contorni dell’ombra non corrisponderanno perfettamente ai suoi, in quanto suscettibili di continue trasformazioni. Del padrone dell’ombra, del resto, rimane assolutamente oscurato il contenuto, quello che i contorni delimitano.

Sono tracce, come le definisce Cupaiuolo, utilizzando un’altra metafora, anch’essa legata a una dimensione corporea, concreta, come del resto è quella del teatro, non solo testo ma, appunto, corpo, spazio, voce, oggetti, scena, spettatori. Di queste tracce lascerò da parte le prime tre - i primi tre capitoli - relativi: 1) al teatro latino nella tarda repubblica e nell’età imperiale (pp. 7-41); 2) alla fortuna di una novitas terenziana: il prologo polemico (42-100); 3) a un possibile travaso intersemiotico: Dalla commedia al racconto: l’Hecyra di Terenzio e Die Marquise Von O. di Kleist (pp. 101-122). In questo capitolo appare chiaro il metodo, direi plutarcheo, del confronto, della synkrisis, che si mostra praticato ancora più a fondo nel quarto capitolo, sul quale concentrerò la mia breve scheda di lettura: anche in questo caso un travaso intersemiotico, se posso continuare a usare questa nuova metafora: Dal palcoscenico al set cinematografico: Éric Rohmer ‘mette in scena’ Terenzio (pp. 123-162, ma di cinematografia si parla già a p. 100). In quattro mosse Cupaiuolo porta a termine efficacemente il confronto, riservando all’ultima lo scacco al lettore scettico.

Si parte da Terenzio e Rohmer: due mondi a confronto (pp. 123-129). Innanzitutto le differenze: di contesto, naturalmente, e di funzionalità del testo teatrale nei confronti del contesto stesso. Ma subito dopo, si individuano gli elementi di somiglianza nella intera produzione dei due autori, una somiglianza, quindi, che si coglie più sullo sguardo ampio che sui dettagli, nonché nella synkrisis fra le figure stesse degli autori. La seconda mossa, infatti, riguarda proprio la poetica, potremmo dire, dei due autori (Il fattore in comune: l’ideologia artistica, pp. 129-145), nel rapporto con i predecessori, col genere, e col pubblico. Ancora due vite parallele, dunque, delle quali lo storico della letteratura (cinefilo) coglie elementi strutturali simili. Si passa, così, alla terza mossa (Le vie di realizzazione, pp. 145-160), un’indagine, ancora in parallelo, delle tecniche (drammaturgica e filmica), sia nella scansione della commedia/film (a. L’azione, pp. 145-150), sia nella scelta e nella realizzazione dei personaggi (b. I personaggi, pp. 151-160), con quelli femminili in piena evidenza.

Con Rohmer erede di Terenzio (pp. 160-162) arriviamo alla mossa vincente, dal punto di vista della pertinenza del’analisi condotta nel volume. Le vite parallele, paradossalmente, dovranno trovare un punto di incontro, di contatto: quel visitare gli antichi o invitarli presso di noi che si è consolidato, nel tempo, come possibile topos della ricezione fino alla famosa lettera di Machiavelli a Francesco Vettori (10 dicembre 1513). Ebbene, Rohmer, in più di un’occasione, cita esplicitamente il teatro di Terenzio, differenziandolo da quello di Plauto, o l’influenza della cultura antica, del mondo latino in particolare, che risulta anche tematizzata in alcuni suoi film. Con la documentazione conclusiva possiamo, così, acquisire questo nuovo capitolo nello studio dei rapporti fra cinema e mondo antico, in attesa di nuovi approfondimenti.

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