G.B. Palumbo & C. Editore S.p.A. - Rivista annuale online di studi sul teatro antico

Dionysus ex Machina

Dionysus ex Machina n.7
N.7 - anno 2016
g.b. palumbo editore & c. s.p.a.
pubblicazione: N.2 - Anno 2011
Codice articolo: DEM201165517
Pietro Verzina

Cinema e teoria storiografica antica

Gli storici greci, i primi storici della cultura occidentale, fissarono un imprescindibile programma teorico per le loro opere. Il fatto storico è concepito come una testimonianza legata a una forma visuale, e la nascita della storia sembra costituire lo sviluppo di questo modello di base, che implica il resoconto di un fatto cui lo storico ha assistito. Prima della nascita del cinema, vista e presenza non possono essere separate; il cinema rende concreta tale separazione, ma la relazione tra i due elementi rimane la stessa: sia i documentari che la storia greca antica assumono la propria forze retorica dalla fede nell’immagine. Questa fede, però, si presta a essere profondamente criticata da un punto di vista gnoseologico. Il dato visuale, sia nella storiografia che nel cinema, è soggetto a interpolazioni e a interpretazioni soggettive. D’altra parte, la mancanza di interpretazione, nonché, per dirla con Werner Herzog, la confusione fra fatto e verità, rende il fatto visuale intrinsecamente insufficiente.

Ancient Greek historians, the first historians of western civilization as well, needed to fix an unavoidable theoretical plan in the making of their works. The historical event is conceived as an evidence appearing in its visual shape, and the birth of history looks like a development of the basic pattern simply involving a report of an observed fact. Before the birth of cinema, sight and presence cannot be split; cinema lets the separation become real, but the relation between them remains the same: both documentary films and ancient Greek history take their rethoric force from the same cognitive reason: the trust in image. Neverthless this trust is bound to be heavily criticized from a gnoseological point of view. The visual fact, both in history and in cinema, is subjected to interpolation or to subjective interpretation. It is the lack of interpretation, and the confusion between fact and truth, according to Werner Herzog’s opinion, that makes the visual fact in itself insufficient.

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