G.B. Palumbo & C. Editore S.p.A. - Rivista annuale online di studi sul teatro antico

Dionysus ex Machina

Dionysus ex Machina n.7
N.7 - anno 2016
g.b. palumbo editore & c. s.p.a.
Immagine copertina
pubblicazione: N.5 - Anno 2014
Codice articolo: DEM2014158120
S. Douglas Olson

Cratinus' Cyclops - and Others

Temi principali di questo contributo sono i perduti Odissei (Odisseo e i suoi compagni) di Cratino, in particolare il fr. 147, e la più complessiva questione di quali commedie possano essere ragionevolmente definite “commedie sul Ciclope”. Il mio scopo più ampio è di indurre alla prudenza rispetto a cosa possiamo e non possiamo ritenere stabilito riguardo alla struttura drammaturgica di fondo o alla “trama” di singole commedie perdute, e al contempo incoraggiare l’apertura verso uno spettro di possibilità più ampio rispetto a quanto talvolta non sia consentito. La commedia di fine quinto secolo sembra esser stata ispirata fondamentalmente da liberi atti di sfrenata immaginazione e da riscritture fantastiche di materiale tradizionale. Considerato quanto poco sappiamo della maggior parte degli autori comici e dei loro drammi, dobbiamo conseguentemente far attenzione all’eccessiva sicurezza con cui procediamo nelle nostre ricostruzioni ed evitare di ingabbiare in maniera troppo aggressiva le tendenze del genere. Come punto di partenza per illustrare e discutere tali questioni, prenderò l’avvio non da Cratino ma dai cinque frammenti superstiti della Nascita di Afrodite di Nicofonte.

The primary topic of this paper is Cratinus’ lost Odusseis (“Odysseus and his Companions”), in particular fr. 147, and the over-arching question of what can reasonably be called “Cyclops-plays”. My larger purpose is to argue for caution in regard to what we can and cannot regard as settled about the basic dramatic arc or “storyline” of individual lost comedies, while simultaneously advocating openness to a larger set of possibilities than is sometimes allowed for. Late 5th-century comedy seems to have been fundamentally dependent on wild acts of imagination and fantastic re-workings of traditional material. Given how little we know about most authors and plays, we must accordingly both beware of over-confidence in our reconstructions and attempt to not too aggressively box in the impulses of the genre. As an initial way of illustrating and articulating these issues, I begin not with Cratinus but with the five surviving fragments of Nicophon’s Birth of Aphrodite.


Arnold Böcklin, Odisseo e i suoi compagni attaccati da Polifemo, 1896, c.i.

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